Diritto civile
Obbligazioni
22 | 11 | 2023
Le caratteristiche del contratto atipico di mantenimento (o di vitalizio alimentare o assistenziale)
Valerio de Gioia
Con sentenza n.
32439 del 22 novembre 2023, la seconda sezione civile della Corte di Cassazione
ha affermato che il cosiddetto contratto atipico di mantenimento (o di
vitalizio alimentare o assistenziale), quale quello oggetto di lite, è
essenzialmente caratterizzato dall'aleatorietà, la cui individuazione postula
effettivamente la comparazione delle prestazioni sulla base di dati omogenei –
ovvero la capitalizzazione della rendita reale del bene-capitale trasferito e
la capitalizzazione delle rendite e delle utilità periodiche dovute nel
complesso dal vitaliziante –, secondo un giudizio di presumibile equivalenza o
di palese sproporzione da impostarsi con riferimento al momento di conclusione
del contratto ed al grado ed ai limiti di obiettiva incertezza, sussistenti a
detta epoca, in ordine alla durata della vita ed alle esigenze assistenziali
del vitaliziato.
A ciò si aggiunga, peraltro, che avendosi
riguardo all'età ed allo stato di salute del vitaliziato, l'alea debba comunque
escludersi – ed il contratto va perciò dichiarato nullo – se, al momento della
conclusione, il beneficiario stesso fosse affetto da malattia che, per natura e
gravità, rendeva estremamente probabile un rapido esito letale, e che ne abbia
in effetti provocato la morte dopo breve tempo, o se questi avesse un'età
talmente avanzata da non poter certamente sopravvivere, anche secondo le
previsioni più ottimistiche, oltre un arco di tempo determinabile. In alcuni
precedenti di legittimità si è arrivati a concludere che l'originaria
macroscopica sproporzione del valore del cespite rispetto al minor valore delle
prestazioni fa presumere lo spirito di liberalità tipico della donazione,
eventualmente gravata da modus. L'indicata comparazione e l'indagine circa la
descritta incertezza rappresentano apprezzamenti di fatto, incensurabili in
sede di legittimità se tuttavia congruamente motivati (Cass. civ., sez. un., n.
6532 del 1994; Cass. civ. n. 15848 del 2011; n. 7479 del 2013; n. 4825 del
2016; n. 15904 del 2016; n. 22009 del 2016; n. 23895 del 2016; n. 13232 del
2017).
Fondamentale
diviene il requisito della patrimonialità della prestazione dovuta dal
vitaliziante nell’ambito del contratto atipico di mantenimento (o vitalizio
assistenziale), ovvero la sua suscettibilità di valutazione economica, in
quanto corrispettivo della prestazione del vitaliziato, patrimonialità
viceversa essenziale, agli effetti degli artt. 1321 e 1174 c.c., per la
negoziabilità del comportamento, la quale opera come limite dell’autonomia
privata (arg. da Cass. civ. n. 649 del 1971; n. 835 del 1964).
Il contratto con cui il vitaliziante si obbliga, in corrispettivo dell'alienazione di un bene, a prestare al vitaliziato mantenimento ed assistenza vita natural durante, si configura come una sottospecie del vitalizio oneroso, caratterizzata da una accentuazione dell'elemento aleatorio, giacché all'incertezza derivante dalla durata in vita del vitaliziato si aggiunge quella connessa alla variabilità delle prestazioni a carico del vitaliziante, le quali sono tuttavia concretamente valutabili in denaro ai fini di una loro comparazione con il valore del bene trasferito al vitaliziato. L’alea che contraddistingue il contratto di mantenimento (nel senso che, come si è detto, non è noto né certo al momento della sua conclusione quale sia l’entità del vantaggio e l’entità del rischio che ciascuna parte si assume) è, invero, essa stessa elemento di natura strettamente economica e perciò postula la comparazione dei valori della prestazione e della controprestazione sulla base di dati omogenei.
Al termine, la Suprema Corte ha enunciato il seguente principio di diritto: il contratto atipico di mantenimento (o di vitalizio alimentare o assistenziale), con cui il vitaliziante si obbliga, in corrispettivo dell'alienazione di un bene, a prestare al vitaliziato mantenimento ed assistenza vita natural durante, è caratterizzato al momento della sua conclusione dall’alea inerente sia alla durata della vita del vitaliziato, sia alla entità delle prestazioni a carico del vitaliziante, le quali tuttavia, proprio in quanto negoziabili come corrispettivo, sono necessariamente suscettibili di valutazione economica, così da comparare secondo dati omogenei, in termini di presumibile equivalenza o, al contrario, di palese sproporzione, la capitalizzazione della rendita reale del bene trasferito e la capitalizzazione delle rendite e delle utilità periodiche dovute nel complesso dal vitaliziante.
Riferimenti Normativi: