Diritto processuale penale
Misure cautelari
26 | 07 | 2021
Il controllo di legittimità delle misure cautelari personali
Giulia Faillaci
Con sentenza n. 29019 del 23 giugno 2021 (dep. 26 luglio
2021), la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha indicato i limiti del
controllo di legittimità dei provvedimenti che applicano misure cautelari personali.
In tema di misure cautelari personali allorché sia
denunciato, con ricorso per cassazione, vizio di motivazione del provvedimento
emesso dal tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di
colpevolezza, alla Corte suprema spetta il compito di verificare – in relazione
alla peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono
– se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l'hanno
indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato,
controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli
elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto
che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie.
Il controllo di legittimità, quindi, è limitato all'esame del
contenuto dell'atto impugnato e alla verifica delle ragioni giuridicamente
significative che lo hanno determinato e dell'assenza d'illogicità evidente,
ossia dell’adeguatezza e della congruenza del tessuto argomentativo riguardante
la valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai
principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie (Cass.
pen., sez. I, 25 settembre 2020, n. 30416). Da ciò deriva che, in tema di misure
cautelari personali, il ricorso per cassazione è ammissibile soltanto se
denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la carenza, la
contraddittorietà o la manifesta illogicità della motivazione del
provvedimento, rimanendo "all'interno" del provvedimento impugnato,
ma non anche quando proponga censure che riguardino la ricostruzione dei fatti
accolta nei provvedimento impugnato, risolvendosi in una diversa valutazione
delle circostanze esaminate dal giudice di merito (Cass. pen., sez. V, 8
ottobre 2008, 8 ottobre 2008, n. 46124), sempre che detta ricostruzione non sia
decisivamente inficiata da documentati travisamenti.
L’ordinamento, infatti, non conferisce alla Corte di
cassazione alcun potere di revisione degli elementi materiali e fattuali delle
vicende indagate, ivi compreso lo spessore degli indizi, né alcun potere di
riconsiderazione delle caratteristiche soggettive degli indagati, ivi compreso
l'apprezzamento delle esigenze cautelari e delle misure ritenute adeguate,
trattandosi di accertamenti rientranti nel compito esclusivo ed insindacabile
del giudice cui è stata richiesta l'applicazione delle misura cautelare e del
tribunale del riesame.
Il controllo di legittimità è perciò circoscritto all'esclusivo esame dell'atto impugnato al fine di verificare che il testo di esso sia rispondente a due requisiti, uno di carattere positivo e l'altro di carattere negativo, il cui possesso rende l'atto insindacabile: 1) l'esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato; 2) l'assenza nel testo dell'esposizione di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (Cass. pen., sez. IV, 17 agosto 1996, n. 2050).
Peraltro, occorre avere anche riguardo alla specificità della valutazione compiuta nella fase cautelare dovendosi sempre tenere conto della diversità dell'oggetto della delibazione cautelare, preordinata a un giudizio prognostico in termini di ragionevole e alta probabilità di colpevolezza, rispetto a quella di merito, orientata invece all'acquisizione della certezza processuale in ordine alla colpevolezza dell'imputato (Cass. pen., sez. V, 14 ottobre 2014, n. 50996).
Ai giudici di legittimità, dunque, investiti delle impugnazioni delle misure cautelari personali, spetta il compito di verificare se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l'hanno indotto ad affermare (o a negare) la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato, controllando la congruenza della motivazione, riguardante la valutazione degli elementi indizianti, rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie, nella peculiare prospettiva dei procedimenti incidentali de libertate.
Riferimenti Normativi: