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Diritto penale

Delitti

04 | 05 | 2022

Circonvenzione di incapace: la «deficienza psichica» e i cedimenti intellettivi, volitivi o affettivi che compromettono il pensiero critico del soggetto passivo

Giulia Faillaci

Con sentenza n. 17707 del 24 febbraio 2022 (dep. 4 maggio 2022), la seconda sezione penale della Corte di cassazione ha ribadito il principio secondo cui il delitto di circonvenzione di incapace ex art. 643 c.p. non esige che il soggetto passivo versi in stato di incapacità di intendere e di volere, essendo sufficiente anche una minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica ed indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l'altrui opera di suggestione e pressione (Cass. pen., sez. II, 20 dicembre 2013, n. 3209).

La nozione di "deficienza psichica" utilizzata dalla disposizione incriminatrice della circonvenzione di incapace comprende qualsiasi minorazione della sfera volitiva e intellettiva, che renda facile la suggestionabilità della vittima e ne diminuisca i poteri di difesa contro le insidie altrui; integra, pertanto, il requisito dello stato di deficienza psichica della persona offesa del delitto di circonvenzione di incapace anche una minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica e indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l'altrui opera di suggestione.

Ciò comporta che, nella complessa situazione di approfittamento delineata dalla norma il distinguo tra infermità psichica e deficienza psichica si giochi tutto sulla natura e rilevanza del processo patologico che intacca le capacità cognitive e volitive del soggetto, riverberando i suoi effetti sulla capacità.

La giurisprudenza della Corte si è perciò pronunciata nel senso che per infermità psichica (o mentale) deve intendersi ogni alterazione psichica derivante da un vero e proprio stato patologico, conosciuto e codificato dalla scienza medica (quindi catalogabile fra le malattie mentali quali psicosi e schizofrenie) o da una condizione soggettiva che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive del soggetto quale conseguenza di una anomalia mentale (stati psiconeurologici), non importa se in modo definitivo o temporaneo, e, per deficienza psichica, debba intendersi un'alterazione dello stato mentale, ontologicamente meno grave e aggressivo della infermità e non conseguente ad uno stato patologico, dipendente da particolari situazioni fisiche (età avanzata e fragilità di carattere) ovvero da una anomala dinamica relazionale tra l'autore dell'induzione e l'autore dell'atto pregiudizievole, situazioni che comportino l'indebolimento della funzione volitiva o affettiva, inficiando il potere di critica e di difesa dall'altrui opera di suggestione e sia comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità di autodeterminazione in quanto i cedimenti intellettivi, volitivi o affettivi, compromettendo il pensiero critico, minano la autonoma determinazione del soggetto (Cass. pen., sez. V, 16 aprile 2012, n. 29003).

In definitiva, rientra nella nozione di "deficienza psichica" ex art. 643 c.p. la minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica ed indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l'altrui opera di suggestione, perché è "deficienza psichica" qualsiasi minorazione della sfera volitiva ed intellettiva che agevoli la suggestionabilità della vittima e ne riduca i poteri di difesa contro le altrui insidie (Cass. pen., sez. II, 5 marzo 2010, n. 24192).

È, poi, pacifico che il convincimento circa la prova dell'induzione per la configurabilità dell'art. 643 c.p., ben può essere fondato su elementi indiretti e indiziari, cioè risultare da elementi precisi e concordanti come la natura degli atti compiuti e il pregiudizio da essi derivante (Cass. pen., sez. II,  23 gennaio 2009, n. 17415).

In ordine, infine, alla riconoscibilità da parte di terzi dello stato di infermità o deficienza psichica, se è vero che lo stesso deve essere oggettivo, non è tuttavia necessario che tutti ne siano consapevoli, essendo richiesta la relativa consapevolezza solo in capo all'autore del reato (Cass. pen., sez. V, 14 dicembre 1977, n. 6782) consapevolezza che può essere desunta anche dalla arrendevolezza del soggetto.

Riferimenti Normativi:

  • Art. 643 c.p.