Diritto penale

08 | 06 | 2026

Minaccia «larvata» via WhatsApp: quando un messaggio allusivo integra l'estorsione

Filippo Marco Maria Bisanti

La seconda Sezione penale della Cassazione, con sentenza pronunciata all'udienza del 30 aprile 2026 e depositata il 27 maggio 2026, n. 19338, precisa i requisiti della minaccia rilevante ai fini del delitto di estorsione quando essa sia veicolata attraverso messaggistica istantanea e si presenti in forma indiretta o allusiva, anziché esplicita.

La vicenda processuale è complessa e ruota attorno ai rapporti tra un creditore — un avvocato — e un debitore, sullo sfondo di un'operazione economica dai contorni opachi.

A fronte di una somma che l'imputato pretendeva fosse restituita, la persona offesa aveva ricevuto una sequenza di messaggi WhatsApp dal tono apparentemente innocuo, cui erano però seguiti episodi di violenza grave: l'esplosione di un ordigno davanti all'abitazione, l'incendio ...

Vuoi continuare a leggere?

Accedi

NJus costituisce uno strumento indispensabile per l'aggiornamento del professionista e per la preparazione di esami e concorsi: i contributi, dal taglio pratico-operativo, si caratterizzano per la eccezionale tempestività e chiarezza espositiva.

Il gruppo di lavoro di NJus, annotando quotidianamente sino a 15 provvedimenti delle Corti Superiori depositati quello stesso giorno, offre una informazione giuridica autorevole e di qualità senza pari.


Se vuoi sempre essere aggiornato dai un’occhiata alla nostra Rivista!